Santa Rita, zona 30

Buone notizie per chi - come me - si trova spesso a pedalare per il quartiere Santa Rita di Torino. A partire da fine agosto, infatti, le strade del quartiere vedranno iniziare i lavori per una piccola rivoluzione: la trasformazione in “Zona 30“. Limite di velocità a 30 Km/h, niente semafori, aiuole e rotonde che obbligheranno le automobili a rispettare il limite.
E precedenza, sempre, a pedoni e ciclisti.

Apprendo questa notizia con immenso piacere. Peraltro sono certo che questo intervento inciderà ben poco (forse nulla) sui tempi di spostamento per gli automobilisti: chi pedala quotidianamente per Torino sa bene che qualunque auto ci sorpassi prepotentemente a tutta velocità, strombazzando e rischiando di asfaltarci viene puntualmente raggiunta all’incrocio successivo dai nostri “lenti” mezzi. Del resto la velocità media con cui ci si muove in auto nel traffico delle grandi città non supera i 15 Km/h.
Forse l’imposizione del limite ai 30 Km/h e l’obbligo di dare la precedenza a pedoni e ciclisti servirà a farci pedalare un po’ più tranquilli, senza l’ansia degli auto-inscatolati che ci incalzano con arroganza da dietro preoccupati di arrivare troppo tardi al semaforo rosso!

Insomma, una notizia che accolgo davvero con piacere, e con la speranza che l’iniziativa della Zona 30 possa presto estendersi a molte altre zone di Torino!

Peccato che La Stampa, quotidiano sempre attento a difendere il popolo degli auto-frettolosi, abbia deciso di presentare la notizia con i soliti toni di scherno che colpiscono immancabilmente qualunque iniziativa che vada (apparentemente) a discapito della città motorizzata. Ecco allora la preoccupazione per le auto che diventeranno «lumache a quattro ruote » e per il quartiere che si trasformerà in «una Paperopoli edizione mignon, dove l’auto con maggior ripresa ha la grinta della 313 rossoblù dello sfigatissimo Paolino ».
Continuo a sostenere che il vero sfigato è chi, in città, si mette al volante di auto enormi e costosissime, pigia l’acceleratore fino a sfondarlo, nell’illusione di poter arrivare a destinazione più velocemente degli altri. Ci vediamo al prossimo semaforo!

Di tutt’altro tono la bella lettera di Carlo Petrini (a onor del vero pubblicata sempre su La Stampa), uno che della lentezza ha fatto la sua ragione di vita.
«È una rivoluzione? E allora? Ben venga la rivoluzione lenta. Se c’è una cosa che rende difficile vivere in questa società è averla velocizzata troppo »

5 Responses to “Santa Rita, zona 30”

  1. Danx Says:

    Ciao, sono contento di questa iniziativa. Ho visto i risultati del sondaggio sulla Stampa e come al solito la gente non capisce 1 gazz!
    Però l’articolo non era cosi contrario o sbeffeggiante. Ma sono contento che oltre all’articolo descrivente ci sia anche un’analisi di Petrini!

  2. Ugo Says:

    Caro virtuoso eco-ciclista, posso cominciare col dire che in fondo, quelli come te li invidio, perchè probabilmente lavorano in qualche ufficio dove l’unico tragitto che devono compiere è quello che li separa dalla loro casetta. Solitamente li si nota pedalare con aria spavalda di chi si sente compiaciutamente “superiore” alle ore canoniche di chi alle 17 esce dagli uffici e può dedicarsi ad ascoltare gli uccellini che cinguettano sugli alberi nella bella stagione. Quelli come me, invece (i cattivi) si muovono in auto o meglio in moto (che comunque inqina lo stesso) e durante la loro giornata lavorativa, devono muoversi da un punto ad un’altro della città nel minor tempo possibile, per soddisfare la propria clientela. Purtroppo c’è troppa gente che abusa dell’auto per futili motivi (quelli che accompagnano i figli alla scuola media con l’auto (solitamente a non più di qualche isolato di distanza) quelle che devono andare a comprarsi un paio di scarpe nuove, ecc. ecc. Comunque il limite dei 30 Km/h è ancora troppo alto. Se un pedome o un ciclista vogliono sentirsi deresponsabilizzati e attraversare la strada o andare contromano, possono risultare ugualmente fatali nello scontro con un auto. Io proporrei invece dei bei girelli con sonaglino così anche da cittadini adulti si può giocare meglio a fare gli alternativi! Ugo

  3. ubik Says:

    Caro Ugo, non pedalo con aria spavalda e compiaciutamente “superiore”, esco dall’ufficio - ahime’ - ben dopo le 17, pedalo responsabilmente, senza commettere infrazioni al codice della strada (giro con una copia del codice in borsa!), senza andare in contromano e ritenendo che chiunque occupi una strada debba farlo con responsabilita’.
    Da 15 anni giro per Torino in bicicletta, e lo facevo anche quando dovevo zompettare tra un cliente e l’altro, nel mio precedente lavoro.
    Muoversi per la citta’ e’ un’esigenza per tutti.
    Per quello che mi ha insegnato la mia esperienza, magari per circostanze particolarmente fortunate, non so, comunque per me il modo piu’ veloce per muoversi in citta’ e’ sempre stato la bicicletta; ma non sono affatto un integralista e mi rendo benissimo conto che per molti l’auto e’ un’esigenza irrinunciabile.
    Confido nel fatto che, un giorno, ci possa essere una pacifica convivenza tra tutti gli utenti della strada. Il fatto e’ che, ahime’, girare in bicicletta e’ molto pericoloso, spesso a causa del comportamento di automobilisti che non si rendono conto di essere alla guida di veicoli potenzialmente mortali e, soprattutto, che Torino non e’ il circuito di Montecarlo! Non conto il numero di: sorpassi a 10 cm di distanza, portiere aperte in faccia, auto che mi tagliano la strada svoltando a destra, mancate precedenze, auto in doppia fila che mi costringono a spostarmi pericolosamente al centro della carreggiata, mancato rallentamento in prossimita’ di attraversamenti perdonali (che io percorro sempre con la bici a mano, come da codice).
    Le Zone 30 contribuiranno a rendere il mio tragitto piu’ sicuro, di certo non a de-responsabilizzarmi!
    Ho moltissimi amici e colleghi che continuano a prendere l’auto in citta’ perche’ hanno paura di girare in bicicletta, ritenendolo troppo pericoloso. Ma se in citta’ si faranno interventi volti a favorire la sicurezza stradale, sono sicuro che potrebbero cambiare idea. E cosi’ facendo, magari le strade saranno un po’ piu’ libere, favorendo anche chi, come te, ha la necessita’ di usare l’auto e di spostarsi in maniera efficiente.

  4. Danx Says:

    Ugo, i 30 all’ora sono contestualizzati ad una zona che non avrà orpelli come strisce e semafori. Chiudi gli occhi ed immagina un traffico fluido senza frenate o quasi, senza stop, senza attese e senza sgasate. Ecco riaprili che per tua fortuna non è ancora cosi!

    Puoi pensare che sia assurda questa “velocità”.
    Bene, il limite è dei 50. Coi semafori pensi che la tua velocità media sia superiore ai 30 all’ora? Eh no caro mio ti sbagli. Nelle vie è impossibile. Si dice che sia dei 15 all’ora.
    Ti ricordo che l’iniziativa riguarderà alcune vie, non certo i corsi, grazie ai quali ci possiamo spostare velocemente da una zona all’altra.

    Mi fai ridere che da auto-motociclista te la prendi coi ciclisti, come se l’avessero inventata loro questa innovazione che in Francia ed anche in alcuni paesi italiani sta riscuotendo successo e per il minor inquinamento e per il 90% di incidenti in meno.

    Buone sgasate con la coscienza pulita mi raccomando.

  5. Danx Says:

    Già…Monte Carlo…fermiamoci ad “ammirare” il traffico col suo suono che rimbomba nelle nostre case 24/24h.
    Mi sembra di vedere massi rotolanti che scendono dai pendii montani che non trovano inerzia.

    Ci si lancia troppo facilmente, fottendosene allegramente delle strisce e dei pedoni.
    Ma la città è stata fatta per favorire lo scambio di idee e merci tra persone, non per vedere viaggiare ai 70 all’ora scatolette mortali!

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“Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza” - H.G. Wells